John Lennon

"La vita è quello che ci capita mentre siamo impegnati a fare altri progetti."

giovedì 2 agosto 2012

Non smettere mai

Non smettere mai di cercarTi. Non smettere mai di provare a cambiarti. Non smettere mai di trasformarti. Non smettere. Farlo significherebbe smettere di vivere...continuando a respirare. E quale sarebbe una tortura peggiore? Quale una prigione più abissale? Quale un buio più asfissiante? Quale un omicidio più atroce?
Vivi nell'attimo in cui il tuo respiro fuoriesce dai polmoni...ascoltalo, aguzza le orecchie e trattienilo una attimo appena: assaporalo. Non dimenticare che è solo tuo e diverso dagli altri, ma non per questo sbagliato. L'omologazione è errata. La noiosa linea piatta lo è. SalvaTi. Riempiti di sorrisi, riempiti di gioie, riempiti di pianti, riempiti di sbagli...ma non restar fermo ad aspettare. Non restare inerte...sii tu a pigiare quel pedale che aumenta la marcia. E quando sei stanco non aver paura a fermarti...chiunque vorrà saprà aspettarti. Chiunque saprà come farlo verrà a cercarti...ma se tu non apri quella pesante porta non potrà certo entrare. 
E se una sera guardandoti allo specchio non riconoscerai più il tuo volto...allora domandati se il nuovo è una parte di te che non avevi mai conosciuto o se invece una rappresentazione fittizia di ciò che ti circonda...un riflesso sul pelo dell'acqua che al primo soffio di vento si dissipa in mille frammenti di irrealtà.

Ispirazione

Non avere ispirazione equivale ad allontanarsi da se stessi? A perdersi...a non toccarsi più? E' proprio vero non si può Scrivere sempre... non lo si può fare a comando. Non si può srotolare pensieri come carta attorno a un rotolo. La creatività è istinto...è intuizione...è attimo. E l'attimo è solitario ed egoista.

sabato 28 luglio 2012

Siamo figli di un passato che non potremo mai cambiare e genitori di un futuro che non riusciremo mai a educare.

domenica 24 giugno 2012

Solo chi rischia è libero

A ridere si rischia di apparire pazzi.
A piangere si rischia di apparire sentimentali.
A cercare gli altri si rischia di rimanere coinvolti.
A esprimere i propri sentimenti si rischia di essere respinti.
A esporre i propri sogni di fronte a tutti si rischia il ridicolo.
Ad amare si rischia di non essere corrisposti.
A continuare, pur con pronostici sfavorevoli, si rischia la sconfitta.
Ma bisogna sapere correre dei rischi
perché il rischio più grande nella vita è non rischiare nulla.
Quelli che non rischiano nulla, non fanno nulla,
non hanno nulla, non sono nulla.
E’ possibile che evitino di soffrire,
ma non possono imparare, sentire, cambiare,
crescere od amare.
Solo chi rischia è libero
."

Enzo Artale


http://www.youtube.com/watch?v=q_hded5ZirQ

sabato 26 maggio 2012

http://www.youtube.com/watch?v=_HEYrqVqDM0&ob=av2e

..E poi lasciarti da lontano rinunciare anche ad amare come se l’amore fosse clandestino
Fermare gli occhi un istante e poi sparare in mezzo al cielo il tuo destino
Per ogni sogno calpestato ogni volta che hai creduto in quel sudore che ora bagna la tua schiena
Abbraccia questo vento e sentirai che il mio respiro è più sereno..

lunedì 26 marzo 2012

Le crisi.

Amo le crisi. Amo le loro scosse...che come per i terremoti smuovono le viscere più profonde e sommergono le inutili apparenze che brulicano in superficie. I sommergibili affondati, i relitti più nascosti e i fossili più segreti riemergeranno, si riporteranno in superficie attraverso le croste frastagliate e taglienti che rigurgitano sangue misto a lava. La scossa provocherà dolore, morte, scompiglio e paura. Una paura mai provata. Quella dovuta al disequilibrio che rompe l'apparente equilibrio e lo vince.  Quella che ti fa tremare dentro e non solo fuori. Che è accompagnata da brividi e sudori. Da pianti e urla...ma che infine si tramuta in gioia e risa.
Pian piano le terra ritornerà a chiudere le sue ferite e il paesaggio sembrerà mutato e trasformato: come nuovo...
Sarà una metamorfosi di di forme e contenuti...
Sarà il viaggio nei mari dell' "incertezza" che ci porterà ad approdare vittoriosi sulla spiaggia della "certezza".

Semplicità.

La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri... E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri. Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili, di finire alla mercé di chi ci sta di fronte. Non ci esponiamo mai. Perché ci manca la forza di essere uomini, quella che ci fa accettare i nostri limiti, che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto. Io amo la semplicità che si accompagna con l'umiltà. Mi piacciono i barboni. Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle, sentire gli odori delle cose, catturarne l'anima. Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo. Perché lì c'è verità, lì c'è dolcezza, lì c'è sensibilità, lì c'è ancora amore.

(Alda Merini)
 

lunedì 19 marzo 2012

Il placido vecchio

Il placido vecchio
assopito nel vento
rincorre apostrofi,
virgole e punti
rilegge incomprensibili dilemmi
osa mirabolanti finali
mentre osserva 
di sbieco
artisti distratti
dalla propria tragedia,
proiettati al futuro
sprecan il presente,
rivolti al passato,
rallentan le marce
e si ferman sbadigliando sull'atto.
Poi senza chiedere permesso
scivolan via senza neppure un saluto.

Rammenta il vecchio
i suoi momenti...
ricorda:
le pulsioni frenate
le mani troppo spesso legate
i pensieri più arditi
sovente banditi.
Rincorre nostalgico
gioie e tristezze perdute
ritenute dagli avi
ormai spenti
soltanto brace per infermi...
Si crogiola ora
annuendo zitto
sul quel finale
che non riesce più
a confutare. 

domenica 11 marzo 2012

Ama la vita più della sua logica...solo allora ne capirai il senso.
F.Dostoevskij

venerdì 2 marzo 2012

Breve dialogo tra la Presenza e L'Assenza

E dopo anni, mesi, giorni, minuti, secondi di predominio assoluto e inappellabile della Signora Regina Assenza - dei campi e delle valli, delle montagne e delle pianure, dei deserti e degli oceani che lo sguardo non può da solo abbracciare - l'esiliata Signora Presenza si svegliò dal suo torpore e decise cauta e silenziosa di ritornare nel regno governato dalla prima donna qui citata.
L'andamento era lento, a volte sobbalzava e si fermava sorpresa e impaurita al suono soave di qualche audace fronda smossa dal vento. Continuava nella sua impresa sempre più certa e convinta del suo ritorno. Il suo viaggio, cominciato dai caldi inferi in cui nei secoli precedenti era stata scaraventata da un colpo di stato apportato a sue spese, diventava ad ogni nuovo passo sempre più leggero e naturale. I cavalieri a cui era stato assegnato l'arduo compito di proteggerla, il barone Ingenuità e il conte Fiducia, l'avevano tradita alleandosi con  i ribelli...e da un giorno all'altro, senza nessun tipo di preavviso, il suo trono cadde. 
Al rogo come le streghe di quel secolo buio e doloroso...aveva accettato la sua fine. Il fuoco interiore si era spento...ma una flebile scintilla era pur rimasta sveglia. Pronta a comandar l'esercito quando esso si sarebbe ripreso dal sonno profondo in cui era calato.


Mascherata e camuffata con volti di colori cangianti e con eclittici vestiti riuscì a passare inosservata nelle terre ormai di proprietà della sua nemica...oltrepassò vincente tutti gli ostacoli e trappole a lei riservate...e questi anni di allenamento morale le furono di aiuto indispensabile.
Si ritrovò dunque, quasi anch'essa stupita della sua impresa vittoriosa, alle maestose e ferme porte della Regina Assenza. Armandosi di coraggio e forza decise quindi di bussare al portone. Le guardie si erano momentaneamente dileguate, ormai convinte della sconfitta della Signor Presenza. L'avevano quasi dimenticata...come se il suo regno, caratterizzato da tanto amore e affetto, fosse ormai solo una leggenda...ella era ormai solo nei libri si storia...dove i bambini leggevano stupiti dei colori e delle meraviglie della scorsa dinastia così diversa da quella attuale...una dinastia ora defunta.


La scaltra e astuta Regina - dei campi e delle valli, delle montagne e delle pianure, dei deserti e degli oceani che lo sguardo non può da solo abbracciare - aveva anch'essa abbassato le sue difese...non le sarebbe mai sfiorato nella mente, neppure nei meandri più nascosti e profondi, un simile incontro. Niente ormai la legava più a sua sorella Presenza. 
Quando sentì bussare...era infatti rilassata comoda nel suo caldo trono di ghiaccio, che leggeva distratta una romanzo di Proust.
Si avvicinò alla porta con passo annoiato, ma elegante e con una certa irritazione nei confronti del visitatore sconosciuto, che interrompeva il suo meritato relax.
L'aprì. Un silenzio spettrale piombò nella stanza. Il tempo si fermò. Gli orologi invece no...iniziarono a muoversi in direzione opposta, velocemente, quasi guidati da una mano invisibile.
Ogni cosa intorno alle due sorelle...iniziò a confondersi, quasi annebbiandosi, niente aveva più una forma e  contorni definiti..tutto era adesso sfumato. Le gradazioni dei colori si muovevano danzando da un estremo ad un altro mettendo in puro imbarazzo chiunque avesse in quel momento osservato gli oggetti. Anche i suoni erano agitati e cambiarono direzione, mentre le onde presero a muoversi senza più una logica da seguire.
In questa situazione di assoluto e indefinito caos...fu la Presenza a prender per prima parola e a imprimere un profondo squarcio sulla scenica tela buia.
Le parole rimbombavano nell'etere quasi amplificate da un eco innaturale:
"Non mi aspettavi, lo so." Asserì decisa. 
Silenzio.
" Nonostante tutto questo tempo passato nella discarica dei sentimenti, beh come vedi non sono ancora morta." Continuò con un tono più tenue e delicato..mentre gli occhi si bagnavano di un soffice velo di ricordi.
"...o forse sì?" replicò..mentre i suoi pensieri fluttuavano creando una pozza sopra la testa delle due signore..mostrando loro i contenuti come in uno specchio mobile e vario. 
I loro occhi quasi intrecciandosi, si focalizzarono su quella pozza e insieme ma distinti, ripercorsero in un attimo gli anni felici in cui avevano governato insieme. Dove non esistevano gelosie, rancori, incomprensioni, violenze morali, inganni, ipocrisie, falsità e infine tradimenti...ma solo il rosso e il bianco, dove il grigio ancora non aveva arrugginito i legami e le apparenze coincidevano con le essenze.
In questo preciso istante. Anche la fredda Regina..iniziò a sudare. Sudava con gli occhi però. 
Dentro di sé giustificava la cosa con un improbabile congiuntivite presa per sbaglio mentre osservava dagli alti terrazzi il suo regno durante una ventosa giornata. 
Ma Lei sapeva che non era questo il motivo.
I ricordi ormai avevano rotto la diga del fiume tempo e avevano invaso caparbi e impetuosi il presente. Risanarla sarebbe stato impossibile. Ne era consapevole.
Rispose così con voce bagnata: "No...non sei Mai veramente morta. Ma adesso è troppo tardi per ricominciare a governare insieme...non pensi?"
Dopo qualche attimo di pausa esclamò d'un tratto: "Tu mi odierai. Ti ho esiliato e mandato negli inferi. Non potrai mai perdonarmi."
La Presenza, commossa e tiepida, le si avvicinò. 
Le prese la mano e stringendola concluse:
"Non preoccuparti...basterà rimettere l'Ora."





giovedì 1 marzo 2012

"Grazie Lucio"

...e dunque scese quell'assordante silenzio, cupo e profondo, che addirittura il più freddo cuore riuscì a bagnare.
Con un leggere brivido salutò la platea. 
Subito dopo il sipario calò.
Nell'ovattato teatro d'un tratto un'indefinita voce si levò..sussurrava fremendo:
"Grazie Lucio"
http://www.youtube.com/watch?v=r461Aa5ZDCM

mercoledì 29 febbraio 2012

Reset

Puoi nascondere quanto vuoi i tuoi occhi sotto occhiali scuri e spessi...ma al buio dovrai toglierli per non sbattere negli spigoli. Puoi coprire quanto vuoi il volto con sciarpe e cappelli, ma arriverà il momento che il sole sarà così caldo che sarai obbligato a spogliartene. Puoi riempire quanto vuoi lo zaino che porti sulle spalle..ma arriverà il momento che la tua schiena soffrirà al tal punto da piegarsi e provocare tanto dolore. Allora sarai costretto a decidere se gettare via le cose inutili e continuare a trasportare con te gli oggetti validi, avendo la possibilità di raccoglierne dei nuovi e profumati...o far sì che la tua schiena si pieghi sempre più fin quando la tua visuale non sarà più la stessa, non più la tua..e ti ritroverai a guardare verso il basso con la solita prospettiva di un bruco che striscia tranquillamente lungo viali polverosi e stanchi, senza curasi di cosa invece può nascondersi al di là le montagne.

venerdì 24 febbraio 2012

Maschere

Quanto di noi è legato a noi e quanto invece lo è all'altro? Quanto noi siamo noi e quanto invece non una proiezione di cosa il resto vuol vedere? Quanto siamo veramente liberi di esserlo, noi , e quanto invece è l'esterno che ci plasma e condiziona?
Quale è il limite oltre il quale sganciamo l'ancora che ci lega al nostro sé per avventurarci nei mari sociali e soprattutto quanto, a quel punto, non siano le correnti a guidarci nella nostra navigazione invece che le nostre braccia? Paragonando la nostra vita a una bottiglia quanto essa è colma di noi e quanto è colma del "noi" condizionato dal "voi"?



"Ogni giorno ci svegliamo e ci accingiamo a compiere meccanicamente i nostri compiti, i nostri doveri, le nostre mansioni...ormai parte intrinseca di noi stessi.
Per prima cosa apriamo il nostro armadio e scegliamo quale tra le tante maschere appese una accanto all'altra, così diverse tra loro ma allo stesso tempo così simili, indossare. Quale tra di esse è quella che ci sentiamo più nostra in base al nostro umore, ma soprattutto in base alle circostanze e agli eventi che ci aspettano.
Quale tra di esse è quella più adatta, più calzante...quale quella che per questa giornata aderisce perfettamente al nostro volto in modo preciso e definito...
Ci incamminiamo dunque nella giungla e utilizziamo la maschera per sfuggire a qualsiasi pericolo, per non farci riconoscere, per sembrare uno di “loro” e non essere così divorato da “loro”.
Poi usciti dal regno della giungla ci ritroviamo in un altro luogo, con altri personaggi, con un’altra ambientazione: un nuovo scenario è sceso sulla nostra recita teatrale. Quindi cambiamo maschera, ne prendiamo una nuova, questa volta deve essere ancora più adatta al nostro profilo. La indossiamo e ci prepariamo a recitare la nostra parte..e così via..di volta in volta, di scenario in scenario, di personaggio in personaggio...
Fin quando giunta la sera torniamo al nostro nido e ormai stanchi, con il volto segnato da una miriade di solchi dovuti al susseguirsi dei molteplici ricambi fatti durante l'arco della giornata, ci togliamo l’ultima indossata e finalmente guardandoci allo specchio vediamo noi stessi.
Ma il problema che sorge adesso al nostro polimorfico attore, così bravo e brillante durante la sua recita, così imperturbabile e adatto a tutti gli ambienti, sceneggiature e coreografie che sono state a lui imposte...è il seguente: quello che sta osservando adesso, riflettuto allo specchio, è veramente il proprio volto o è solamente una delle tante maschere appese nell'armadio, che di giorno in giorno, di ora in ora sta diventando sempre più parte di lui...sempre più parte del suo io, della sua personalità, del suo essere personaggio teatrale...?
Forse quella che sta osservando è una Maschera Madre che racchiude in sé tanti piccoli particolari, tante piccole sfaccettature di ognuna delle singole fuse insieme a formare un perfetto mosaico di diverse realtà.
Il nostro attore non può far altro che spaventarsi: riflesso non vede che una chimera di personalità, non trova una simmetria, non trova una regola, ma solo tanta confusione intorno. Preso dallo smarrimento, nella sua assenza di realtà, non può che distogliere lo sguardo e guardare al di fuori, al di là di se stesso, non può che sfuggire a se stesso."



Maggio 2009

giovedì 16 febbraio 2012

Distrattamente Montmartre

Montmartre. Parigi.   
 08  novembre 2011  

Nella basilica del Sacro Cuore di Montmartre. Io, seduta, a pensare. E "pregare". 
Era tanto che non lo facevo...era tanto che non mi soffermavo a parlare con un qualcosa di "alto" che non so neppure come definire.
Sono qua e rifletto.
Mi soffermo sul nome dell'edificio in cui mi trovo adesso. Tralascio senza un vero motivo l'appellativo Sacro e mi chiedo...perché Cuore?
Sì, perché il cuore in ogni credo e in ogni società è il simbolo dell'amore, della fede, della felicità?
Perché è stato scelto proprio Lui? In fondo dal punto di vista scientifico che cos'è se non una pompa articolata in quattro camere con due pacemaker incorporati? Centraline che si accendono autonomamente e impartiscono alla suddetta "macchina" comandi atti a esplicare un corretto funzionamento: efficacie e coordinato. Due nodi che collaborando permettono al sangue di fluire e trasportare ossigeno in tutto il corpo.
Quindi è per questo motivo che nelle religioni e nel comune pensiero il cuore è così fondamentale?
Perché in sua assenza o in caso di mal funzionamento tutti gli altri organi tra cui il grande Signor Cervello andrebbero - usando parole povere - a puttane?
E' dunque da lui che diparte il Tutto. Senza di esso non saremmo Niente.
Ma ora mi chiedo perché associarlo proprio all'Amore. Sì, perché?
La prima risposta che giunge saettando come una scheggia veloce nella mia mente è: per similitudine di funzione. Anche esso, l'Amore, non è che composto dall'unione di due o più porzioni ( come le camere del cuore ) tenute insieme da una corda chiamata: Energia. Un continuo scambio e riciclo di energie vitali che fluendo permettono al mondo di proseguire nella recita della sua commedia.
All'Amore appartiene una specie di propria attività elettrica che irradia ossigeno nell'etere, permettendone un giusto funzionamento.
Aspettate. Adesso però fuoriesce impaurita una domanda sconvolgente e temeraria quanto ingenua e naturale. Eccola, arriva e mi schiaffeggia: "E se l'Amore manca?" "E se l'Amore passa in secondo piano, allora cosa potrebbe accadere?"
Forse i tessuti e i vari organi di cui è composta la nostra società andrebbero pian piano a morire...lentamente. Inizialmente cercherebbero di compensarsi da soli, poi le riserve pian piano si esaurirebbero e si andrebbe incontro ad un loro progressivo declino funzionale...fintantoché, nel caso questa grande Assenza non si interrompesse in tempi brevi, potremmo addirittura giungere a stati di pura follia, che conseguentemente potrebbero, in esponenziali vesti, condurre a uno stato di Stupore fino ad arrivare perfino alla morte dei sensi.
Allora siamo ora portati a dedurre come tutto verta intorno all'Amore, come ogni pensiero, atto, movimento, azione sia ad esso strettamente e univocamente connesso e dipendente.
Forse il problema attuale del mondo sta proprio qua: nella carenza di Amore.
Forse basterebbe amare un po' di più per far sì che l'organismo funzioni meglio.
Forse è così.
Amore per se stessi, per il proprio compagno, i propri figli,  la famiglia, gli amici...ma anche nei confronti di coloro che non conosciamo o  coloro che ci hanno fatto del male.
Amore per colui che attraversando di "fretta" la "strada" ci ha donato un suo sorriso. 
Amare con lo sguardo. con i gesti, con le parole, con il cuore.

Tratto da "Oceano Mare" Alessandro Baricco

"Poi non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. E non sono la stessa strada. Così, io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l'onestà, essere buoni, essere giusti. No.Sono i desideri che salvano. Sono l'unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l'ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. È lì che salta tutto, non c'è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatto tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare."

martedì 14 febbraio 2012

Un insalata di pensieri

Quando i pensieri fluiscono così velocemente, quasi accavallandosi, sormontandosi , intrecciandosi a volte senza perfino un filo logico conduttore minimamente definibile, è assai difficile riuscire a setacciarli, a separarli, a donargli un qual si voglia di significato oggettivo...(assumendo poi che un reale significato oggettivo possa mai veramente esistere...) Ti ritrovi a dover lottare contro di essi per cercare di semplificare il compito a un qualsiasi lettore che voglia cimentarsi nella comprensione di tale scritto...soprattutto per permettere all'osservatore principale, quale io stessa sono, di capire cosa veramente vuole esprimere nelle vesti di narratore delle proprie idee.
L'esperienza mi insegna che il miglior modo per vincere contro le cosiddette "fughe di idee" senza inciampare in "un insalata di parole" - utilizzando termini alquanto "medici" - sia quello di cominciare a scrivere due parole...una frase...senza pensare più di tanto..ma solo muovendo i polpastrelli sopra una tastiera..e seguire la loro scia...Essi, inizialmente come ghiacciati dopo un periodo di contatto con un oggetto gelido o una temperatura esterna eccessivamente bassa, si muovono lentamente quasi impacciati...poi pian piano iniziano a rincorrersi tra di loro, a fluire sempre più leggeri componendo una sinfonia, assumendo una propria personalità...distinta e separata da quella del mio corpo. Diventano un unico pezzo con la mente...un filo invisibile li collega. Come se più non mi appartenessero, non più, non a me. Ma adesso sono soltanto suoi. Non ho il tempo di riflettere e tutto scende giù come una pioggia rimasta intrappolata nelle nuvole per troppo tempo, pronta adesso a dilagare e inondare pagine bianche, strade troppo vuote e solitarie. Quel carnevale bizzarro che mi si presentava nella mente un po' vario e cangiante adesso sembra iniziare a prendere forma, a indossare le varie maschere: personaggi così diversi, ma simili.

Primo quesito. Un muscolo in atrofia nel momento della sua "resurrezione" provoca dolore, fastidio, lancinanti spilli che trafiggono dalla superficie in profondità. Da imputare alla rigenerazione di corrente elettrica che fino a quel momento era stata in parte interrotta. Quindi dolore come vita? Dolore come necessità per risvegliarsi dal torpore che per lungo tempo a impedito ad esso di svolgere il suo vero compito? Infondo anche nel parto si prova dolore...ed è proprio quello che permette l'instaurarsi di quel legame così forte tra madre e figlio. Dice vi sia rilascio di alcune sostanze che creano dipendenza...
Ecco questo domando: il dolore è dunque indispensabile per vivere? O comunque per tornare a farlo?

Secondo quesito. Il rischio. Cosa ci attrae di esso? Quale meccanismo interiore ci spinge a compiere atti imprudenti, compromettenti, che mettono a rischio la nostra salute. Da ricondurre anch'esso a ormoni? Rilascio di catecolamine che invadono completamente l'organismo..quasi impadronendosene? No, esse se non erro vengono rilasciate a lavoro compiuto. Una volta che il rischio è stato raggiunto, nel momento del suo compimento. Allora si parla della loro carica? Man mano che si accumulano, si gonfia e ci permette di sentirci un po' più vivi. No,  forse si tratta dell'incertezza del rischio che ci attrae e ci culla come in un sogno dove tutto è possibile. L'incertezza che ci affascina. Eppure a pensarci bene tutto è incertezza...tutto è rischio. Ma pochi di noi lo percepiscono. Pochi si soffermano a capirlo.Niente alla fine è certo. Quindi il rischio a essere il più realisti possbili è insito nella normalità, o meglio è la normalità. E' da essa dunque che noi dovremmo essere attratti? 

Terzo e ultimo quesito. Perché...sì, mi domando perché è così difficile fare ciò che veramente vogliamo?
Perché spesso si preferisce la "mediocrità", il punto di mezzo, la linea retta? Perché si rischia su quello che in realtà non amiamo davvero? Perché il rischio alla fine non è vero rischio? Perché anche se si cade ci siamo adoperati per far sì che ci sia un comodo materasso disteso sotto il grattacielo ad attenuarci la botta? La paura di cadere è così comune, pensiamo alle vertigini. Molti ne soffrono. Le vertigini: sensazione di disequilibrio. Fa così paura il disequilibrio. Non credo che il problema siano uomini senza sogni. Penso invece che il problema attuale sia la vigliaccheria. La paura di non farcela...meglio raggiungere poco, ma riuscire nell'intento, che tentare di trovare l'oasi tanto ambita e poi accorgersi che si trattava soltanto di un miraggio. Questo comporta dolore. Molto dolore. Di quello reale.
Capita che la necessità di "funzionare" nel modo più soddisfacente possibile (e porto me stessa come esempio) porti a perseguire obiettivi difficili, ma  alla fine non veramente sentiti. Così che per ogni fallimento si abbia una specie di giustificazione...non verso gli altri...ma verso se stessi. Un fallimento a metà, che allo stesso tempo comporta una possibile vincita mediocre. Ecco, bisognerebbe mettere tutti i pro e i contro su di un tavolo..disporli l'uno accanto a l'altro e valutare a cosa si è disposti a rinunciare e a cosa invece no. Riuscire a spogliarsi completamente dai propri quotidiani abiti, ormai così aderenti al corpo che quasi ci soffocano, per tentare di trovare la taglia giusta senza  aver paura di trovarsi ingrassati o dimagriti...senza più pensare che la vittoria implichi il raggiungimento di un obiettivo concreto...quanto quello di un obiettivo tanto difficile quanto indispensabile: il raggiungimento di Sé.
Come l'India per Terzani, il Sé dovrebbe essere per tutti Noi: "un'esperienza che ti accorcia la vita, ma dà un significato alla vita."
Rischiare per ciò che veramente si ama e anche se in questo assunto è implicito del dolore,  capire che soltanto con il suo aiuto possiamo veramente ritornare o addirittura cominciare a "vivere".

domenica 12 febbraio 2012

Imperfetta

Occhi frastagliati
cuori illuminati
immagini riflesse
nella nebbia.

Aliti distillati
dentro anfore
annegate nell'oceano
smuovono onde
come venti
provenienti 
da terre lontane
pieni di una brezza
di oltre mare.

Un'isola deserta
in lontananza
attracco fortuito
per i marinai più arditi
conseguenza ultima
di un'armata
che vittoriosa avanza
verso una flotta
in deriva.

Incalzante 
idiosincrasia
di una realtà
imperfetta.

..un anno fa

IL potere della Musica

Quanto la Musica può entrarti dentro, quanto può lenirti l'anima. Quanto può farla sorridere.
Curarla. Senza niente in cambio domandare. Un potere unico, che le appartiene. 
Quanto può permettere al tuo cuore di battere assumendo un andamento più vitale e giovanile.
Una medicina. Una cura. Una boccata d'aria durante una polverosa giornata di grigio afoso asfalto. 
Che favoloso miracolo è questa.
Giravolte arrampicate su alberi troppo alti per essere altrimenti raggiunti, 
conducono su apoteosi di soffici succosi sapori. E lì ti cullano, accarezzando le guance come una mamma 
il suo bimbo nel momento di donargli la dolce buonanotte. Lo avvolgono, quasi circumnavigando i suoi sguardi,
quasi incidendo nei suoi ricordi di candido zucchero filato, dorate stelle filanti attraverso effimeri sospiri, infranti.

sabato 11 febbraio 2012

Janis Joplin - Blowing In The Wind

Ottusità a valanghe. Macigni di preconcetti e pregiudizi che ti rincorrono pesantemente. Data la loro velocità e prepotenza non è difficile esserne sotterrati. 
Di un tratto, senza avvertirti, ti schiacciano.
Guardarsi intorno con gli occhi del pensiero, durante una conversazione forse anche più "seria" del solito, e ritrovarsi così al centro di una folla di manichini standardizzati. 
Solitudine morale.

venerdì 10 febbraio 2012

Attimi

Camminiamo insieme. Io e lei. L'una accanto all'altra.
Ha un passo veloce, non lo ricordavo così. Ha uno sguardo diverso, il suo tono di voce è così cambiato.
Le luci riflesse sul peso dell'acqua sembrano sussurrino piano all'orecchio...raccontandoci del tempo che passa, che scorre e corre verso un'unica direzione. Per loro natura quel fiume le trascina in avanti, ma le scompone in tanti luminosi frangenti di piccole emozioni, varie e contrastanti.
Una particella invisibile arriva veloce, rapida e mi colpisce violentemente i ricordi. Un soffio di vento e il decorso assume una direzione opposta, contraria...oserei dire più naturale.
Mi vedo, la vedo.
"No, non salire ti fai male"
"Dai vieni anche tu. Non succede niente..."
"Attenta!"
E il suo naso tutto rosso, rotto.
E poi quei nomi assurdi estratti dai libri e attribuiti con bizzarria ad ogni creatura trovata, da curare...da amare.
Il mercatino...non ricordo bene, ma quell'odore...quello sì, quello resta.
Ho rimosso l'immagine dello psuedo profumo alle rose. Ma l'odore no. NON si può dimenticare. Dentro: un'emozione. Sensazione.
E poi di nuovo là. Ridiamo e io mi risento sua complice. Sicura della sua amicizia, del suo calore, della nostra vita incastrata come due pezzi di un unico puzzle.
Eccoci qua. Dopo 25 anni di conoscenza, 15 di assenza. Dopo odi, addi, perdite, pianti, giochi, gioie e giravolte intorno a quell'asse a volte diritto a volte un po' piegato...come risucchiati da una forza gravitazionale e centripeta verso il centro dei ricordi.
Il resto ruota intorno...così diverse adesso, così uguali un tempo.

Quando tutto si scompone, per poi ricomporsi meglio.

La plasticità dell'esperienza

Ore 01.15: è a quest'ora di notte che mi ritrovo a riflettere sull'esperienza. 
Esperienza come il conduttore di un treno che si ferma in molteplici stazioni e in ognuna di esse riparte solo dopo aver sceso qualche passeggero e averne caricato altri. Ma il fatto di aver abbandonato dei personaggi, che fino a quel momento lo componevano, non corrisponde a quello di aver perduto il loro odore. Il profumo è rimasto e rimbomba forte nell'aria assordando copiosamente le orecchie dei nuovi visitatori...dirigendo scaltramente e silenziosamente le loro gesta. Inebriando con gustose fragranze le loro narici, a volte quasi stordendoli nella interiora. Altre invece bloccando le loro smorfie in qualche sarcastica posa, e infine addirittura a volte inondando di nauseanti fumi le proprie orbite, come annebbiandole. 
I nuovi passeggeri appena saliti quindi non saranno più liberi, non saranno più veramente loro stessi...ma nello stesso momento in cui hanno con un piede oltrepassato la soglia, sono stati modificati e condizionati dai vecchi.
E così il ciclo si ripete, ad ogni stazione, per ogni singola sosta. Qualcuno sale, qualcuno scende, ma al capolinea tutto resta.
- E pensare che due anni fa non avrei mai creduto di darti ragione. Non avrei mai immaginato di poter così cambiare idea. Il segreto? Ecco, penso stia tutto nella formidabile plasticità neuronale che ci modifica, ci cambia, e a volte ci permette addirittura di Capire. -

martedì 7 febbraio 2012

Oriago di Mira

12-11-10                                                              ore 16.00
Oriago di Mira. Venezia.

Una staccionata di legno marrone scuro alla mia sinistra. Rassicurante, solida. Gradini che scendono verso il basso, verso il corso di acqua che lentamente si muove coordinato in un'unica direzione. A destra un edificio vecchio stile, forse risalente al 1800 si affaccia sul canale. Piatto, scuro, silenzioso. Quasi assonnato, quasi imprigionato nel torpore di un sogno dal quale attende invano solo di essere risvegliato.
Un tappeto di foglie ai miei piedi, mi raccontano i diversi colori dell'autunno. Tonalità tenue, opache, leggere sembrano danzare piano con il vento che lievemente le accarezza e le spinge a vibrare. Hanno da poco abbandonato l'albero maestro che si innalza come infreddolito dinanzi a me. Un unico cespuglio verde e poi tutto intorno giallo. Anche il cielo sembra quasi assumere questa tonalità, sembra quasi voglia abbracciare il paesaggio, amalgamarlo e renderlo ancora più surreale di quello che già naturalmente sembra.
Uomini e donne passano confusamente ai miei lati, velocemente, meccanicamente, ma leggermente come facendo anch'essi parte della sceneggiatura che oggi compone il mio atto.
Un'opera teatrale dove l'attore protagonista sono io: Me medesima.
I piedi si stanno ghiacciando, il naso quasi gocciola e ogni parte non coperta si sta per adagiare alla bassa temperatura. Rallentano i movimenti, quasi si immobilizzano. Ogni minuto che passa anche tutta l'energia che avevo fino ad adesso accumulata sembra pian piano atrofizzarsi.

Manca meno di un'ora, meno di 60 minuti, meno di 3600 secondi. Veramente poco.
Eppure anche il tempo, quello cronologico sembra stia rallentando con me.
Non sò cosa gli dirò quando lo vedrò, come lo saluterò, o se addirittura riuscirò a chiamarlo. So solamente che adesso mi piace come il vento mi accarezza la pelle, quasi levigandola, quasi scalfendola, quasi plasmandomi in una nuova forma.
Beh penso che alla fine, comunque vada, questo bel venticello...no, non potevo perdermelo.

Staccionata.


Porto Palo di Capo Passero. Siracusa.  Settembre 2010.

lunedì 6 febbraio 2012

Quando Noi

Mi domando quale...sì, quale sia il confine. Quale la linea oltrepassata la quale smetti di ballare e inizi a camminare. Quale sia quindi il momento...l'esatto istante in cui tutto si ferma e poi ricomincia...ma questa volta lo fa correndo. Quale sia quell'inquadratura in cui la luce del sole si spegne e al suo posto prende forma un neon artificioso e fittizio che ricopre a raso la superficie dello scalpo. L'Ombra si insinua dove? E poi come? Di soppiatto? Con indosso un copriabito trasparente ti inganna? Ti sfiora e ti sorpassa? E dunque quando? In un giorno qualunque? Di mattina? Oppure al crepuscolo? Al canto del gallo..o dell'usignolo? O forse è mentre, in un giorno qualunque, attraversi la strada che ti porta alla tua prigionia per l'infinitesima volta? O mentre bevi il tuo caldo caffè al bar dell'angolo? O forse mentre parli del più e del meno con quell'amico che ormai è diventato tuo fratello? 
No. Non saprei dirvi. Non saprei proprio cosa dirvi. Forse è tutto qua. E' qua quello che doveva essere. E quello che sarà è come un irrisolvibile rebus a tempo determinato.
Comunque continuo a domandarmi... e non riesco a smettere...quando noi rinunciamo a Noi. Quando davanti a una corda che si muove vi vediamo solo una pura corda che si muove e non un serpente. Quando guardandoci allo specchio non vediamo più il brillare degli occhi ma solo un freddo volto spento che si appresta a recitare meccanicamente uno stupido copione.
Continuo a domandarmi quando Noi smettiamo di sognare.

sabato 4 febbraio 2012

Utopia

"L'Utopia è come l'orizzonte: cammino due passi, e si allontana di sue passi. Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi. L'orizzonte è irraggiungibile. E allora, a cosa serve l'Utopia? A questo: serve per continuare a camminare." 
Eduardo Galeano

venerdì 3 febbraio 2012

giovedì 2 febbraio 2012

Inchiostro purpureo

Annessi,
dismessi,
variegati attimi
sfioriti sulle note di una penna.
L'inchiostro purpureo
scorre nelle vene
e sopra fluide onde
di alchemici scomodi pensieri
incombe e soccombe
lungo l'avvenir
dell'eterno moto celeste.
Aprendo
le socchiuse finestre
a quella scompensata immagine
- ufficiose guarnizioni di cemento armato -
schiudendo
le ali all'avvenire dei sensi
- frazionati infermi movimenti grotteschi -
così ora barcolla.
Come sull'orlo del canestro,
tra il dentro e il fuori...
una sottile linea:
pesante la sua assenza,
netta invece è la presenza.

martedì 31 gennaio 2012

Ciao Pisa

Ci sono dei giorni particolarmente "particolari". Un indigestione di eventi. Un piatto ben condito di variegati e contrastanti sapori...

venerdì 27 gennaio 2012

Lo specchio

Non esiste chi è migliore o peggiore..chi ha ragione o invece torto..chi è cattivo o buono. Non so bene cosa esista...ma dentro, proprio nel profondo a volte una luce mi parla e dice: "Guarda attraverso lo specchio e trova il tuo speculare, il tuo opposto ma uguale, colui che ti rispecchia...colui che osservato al vetro ricorda i tuoi sguardi, le tue risate, i tuoi movimenti..ma non si sovrappone ad essi. E colui che invece apparirà scoordinato nelle gesta..di lui allora capirai.." ella mi svela "ecco sì capirai che lui fa parte di un'altra tribù. Ma attento non abbandonarlo! Non denigrarlo...tieni anch'esso stretto forte a te. E' una tua ricchezza, la più grande. Forse è la cosa più bella che ti possa capitare. Esiste il simile e il differente..e il totalmente opposto. Ma ognuno...ognuno di essi compone un sinfonia determinante nel concerto dell'universo. Senza anche solo uno di essi niente avrebbe senso..neppure il sole che sorge al mattino rendendoti lieto lo sguardo, e neanche il vento che lieve accarezza le aride membra, e neanche il canto del passero sopra il pino avrebbe la stessa soave tristezza. Niente sarebbe com'è. Niente sarebbe come deve essere. Tutto sarebbe soffocato e moribondo, anche il tuo sospiro."

giovedì 26 gennaio 2012

Nostalgia Naufraga

A volte ci si attacca così strettamente alla Nostalgia..che quasi a stringerla così forte si produce un taglio nelle mani. Come un naufrago ancorato allo scoglio..Il motivo? Sta tutto nel sentire...nel provare...nel non dimenticare. Perché meglio un picco verso il basso che una calma piatta e mortale. Perché la linea retta altro non si può associare se non alla fine dei sensi, al completo reset vitale. E' innaturale in vita. Così la nostalgia ci getta l'ancora, ci porge le sue mani per far sì che si senta sempre il "calore". E anche se fa male alla fine poi ci si affeziona a questo sentimento un po' infantile, diventa il nostro amico immaginario, con cui fare due chiacchiere nelle notti più solitarie non sentendoci poi così tanto soli. Non riusciamo più a scacciarlo via. L'unica scappatoia a questo vicolo cieco.. sicuramente l'unica vera via d'uscita, sarebbe in un forte temporale che strappi le gitane mani dalla presa, senza lasciare replica al distacco. Un forte temporale, un tifone che getta l'uomo sulla spiaggia tanto ambita ma mai raggiunta...intravista solo dal vile che mai si appresta a raggiungerla per paura di affogare.
"Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella danzante."
 Friedrich Wilhelm Nietzsche

martedì 24 gennaio 2012

Toccata e fuga in Re minore

Fuoriusciva adesso languida e silenziosa, senza nessuna pretesa di esauriente vittoria, senza nessuna immagine appariscente e egocentrica, immersa nel suo caldo trionfo, agli arbori di una mattina di inizi settembre. 
Emergeva sottile e timida, quasi umida. Indifesa. Caparbia nei visceri. Testarda nelle membra. Abbronzata nelle vene. Quasi preannunciava in sé le vesti di un nemico temibile per chiunque si fosse da oggi ritrovato - o per diletto o per fortuito caso - dinanzi ad essa.
Danzava nell'etere una sottile melodia di Bach... che trasportava, strisciando, sacchi di pietre incidendo sentieri dismessi, attraversando colline e praterie. Sfidando corridoi mai percorsi che si aggettavano su aride vallate, ormai vedove da anni, rammendando la loro giovinezza su di una pellicola bicromatica spolverata dai ricordi.
Più in alto si allargava lo sguardo, un qualsiasi osservatore poteva così assaporare deliziosi paesaggi cangianti, moltitudini alberate, insetti volanti, dorati campi decorati da mature foglie, a tratti infrante.
Avrebbe così ella creduto d'esser stata sottoposta a trapianto di retina? Il bulbo ora sembrava più ampio, profumato, agghindato, perspicacie; il campo visivo: nuovo. Ogni immagine dinanzi a sé sembrava impersonificare un nuovo personaggio, recitare un innovativo copione, condurre a un prorompente finale..per giunta direi: inaspettato.
Eccola lei...tiepidamente, lentamente saliva... smuoveva leggiadra il capo, si dimenava ansimando appena, quasi grugniva bagnando lievemente le labbra. 
Era giunto il momento così poco sperato della sua risalita. 
In seguito al passaggio dal tempo dei sentimenti a quello della ragione si era ritrovata spalmata in malo modo negli abissi più illegittimi e comuni della realtà umana, nei fondali più profondi, nella vicinanza di buchi neri che l'avevano condotta in universi paralleli senza chiedere alla sua anima il permesso.
L'avevano spogliata, denudata, privata della sua indipendenza, del furore dei suoi sogni.. per così gettarla, scartavetrata e senza istruzioni, nella corrente di un fiume già da lungo tempo in piena.
Si era così scaltramente e lentamente, quasi senza avvertirla, irta in lei una nuova figura..trasfigurata, mutata che aderiva perfettamente ad ogni suo contorno, ad ogni suo più oscuro angolo, e che srotolava impeccabilmente il concreto nastro su ogni suo spigolo più ottuso: copriva i suoi sguardi, mascherava il suo volto creandone uno Nuovo, scioglieva nodi distratti che si impigliavano lungo scogli alla deriva dei sensi.. - Scogli: quasi volessero ingenuamente urlarle contro "Attenta!", quasi volessero smuoverle venti che sibilanti potessero avvertirla sul misfatto del Reale. Reale che pian piano si stava inserendo in lei, impadronendosene nelle interiora. -
Un veleno a piccole dosi ormai la nutriva, quotidianamente senza possibilità di rigurgiti..si infiltrava in lei, drogandola di false emozioni e convinzioni. Fuoriusciva cautamente dalle narici solo a lavoro già compiuto. Evadevano solo le ceneri dalla prigionia.
Potete adesso voi immaginare come sia stata difficile la sua risalita? Quanto ardua sia stata l'impresa? 
Completamente sommersa e seppellita nei cimiteri della suddetta vita..aveva dovuto armarsi di illusioni, allucinazioni, speranze per cercare di riemergere. Per tentare un'ultima battaglia contro il sopravvivere. Cercando di trovare un senso compiuto e ragionevole alla sua rivolta interiore senza da altri essere presa per folle. 
"Ma come poter esser stati così illusi?" Esclamereste voi tutti di fronte ai titoli di coda.
In un mondo dove la Regina Madre era ormai divenuta l' Astuzia. In un luogo dove ormai a governare non c'era che il signor Potere e il suo compagno Denaro. Dove l'ipocrisia e il menefreghismo erano le parole vincenti mascherate sotto le finte spoglie di ordine e rigore..dove l''Ignoranza era l'ambizione della maggioranza.. come poter pretendere di vincere? Come illudersi di potervi competere?
Ma nell'ingenuità del libero pensiero, nella fitta nebbia che accompagna le notti più angosciose, nell'immensa scogliera che lambisce i mari più tumultuosi, nelle alte e basse maree dei ricordi più intimi, nelle partenze e nei ritorni dell'uomo coraggioso e impetuoso d'animo, in chi ancora non ha smesso di credere e vedere... cosa può far scattare la molla?  La speranza e l'amore.
Amore per il proprio popolo..divenuto ormai gregge. Amore per la verità. Amore per la giustizia.
Speranza in un cambio di rotta, in una variazione di prospettiva, in una resurrezione di sogni.


Fu così che Vittoria iniziò a Vivere in una giornata qualunque, davanti al portone della casa che in quel preciso istante decise di abbandonare, mentre in mano teneva il mazzo di chiavi che le permettevano di entrare e uscire tutte le volte che desiderava dal suo rifugio. Mentre si accingeva a fare quello che tutte le mattine era ormai abituata a fare: andare a regalare il suo tempo, i granelli della clessidra che teneva in mano..uno in meno ogni secondo che passava davanti a suoi occhi. Senza ragione, senza un perché. Eppure tutti intorno a lei, lei inclusa, lo avevano sempre ritenuto la cosa migliore da fare: la cosa giusta, senza mai soffermarsi troppo sul perché. Rigore e logica rimbombava nei meandri della sua coscienza.
Imprigionata fin da piccola in una grigia bolla di sapone, continuava a sguazzarvi dentro, con andamento alternato e vario: a volte correndo, a volte camminando, altre addirittura strisciando. Consapevole della spilla da balia che teneva nella tasca dei pantaloni seppur non avendo il coraggio di gettarla, neppure aveva la forza di usarla..non assecondando così le richieste delle pallide e inferme voci provenienti dal centro del suo universo
La suddetta bolla, mai perforata nei lunghi anni trascorsi, in quel preciso istante scoppiò. 
Esplose, tutta di un botto.
"Toccata e fuga in re minore" aleggiava nell'aria. 
Presagio?





martedì 17 gennaio 2012

Brevi: logica di vita.

In un "Sì" non è poi così scontatamente implicito il Consenso... se non quanto, al massimo, non lo sia in esso il Dissenso.
"Il vero artista è colui che rende originale il quotidiano, che rende semplice il complicato, che esteriorizza il contenuto intrinseco immergendolo nel mistero della vita. In parole povere? E' colui che sala l'acqua della pasta nelle giuste dosi."

lunedì 16 gennaio 2012

La valigia dell'anima

In ogni viaggio porti con te una valigia e al ritorno capisci che non è più la stessa della partenza. Hai lasciato qualcosa e preso qualcos'altro...il bagaglio ha subito una piccola trasformazione, una metamorfosi di forme e contenuti...di idee e prospettive. La valigia sembra adesso più piena, più bella, più ricca...o forse semplicemente, è solo più viva.

giovedì 5 gennaio 2012

Due binari paralleli

Ho sempre pensato che i sogni e la realtà fossero due binari distinti che corrono a ugual distanza l'uno accanto all'altro...paralleli tra di loro senza mai toccarsi...senza mai incrociarsi. Forse nei passaggi più stretti, nell'attraversare un passo di montagna o una stretta viuzza che si getta incombente sopra un ruscello che bagna una valle...beh forse - e sottolineo forse - soltanto là si sfiorano appena...permettendo al profumo che fuoriesce delicato da un treno di confondersi e mescolarsi con i vaporosi fumi grigiastri dell'altro.
Inconsciamente li associavo a due mondi paralleli che si sviluppano distinti, svolgendo trame di destini intricati e confusi come dei gomitoli di lana lungo una spiaggia di perlacei coralli. Erano entrambi presenti, ma l'uno non avrebbe mai potuto salutare l'altro. C'erano ambedue in ogni istante...e in ogni singolo momento tu appartenevi o all'uno o all'altro...e a volte senza che tu te ne accorgessi eri in entrambi. No, non si confondevano, solo si sovrapponevano. E ti rendevano stranamente completa e viva...poi con il proseguire dei giorni e delle ore, nel continuare a salire e a scendere quegli scalini per raggiungere la vetta tanto ambita...ecco sì, man mano che proseguivi...il tempo che passavi nel mondo dei sogni diminuiva. Tu non potevi farci niente per evitarlo...l'atmosfera intorno, la pioggia, i venti, le grandinate e i pochi spiragli di sole non ti permettevano di raggiungerlo facilmente come all'inizio...si allontanava sempre più..mentre il mondo della realtà incombeva soddisfatto sogghignando di nascosto...così che la vitale completezza e pienezza degli opposti, che insieme compongono l'equilibrio perfetto del cerchio (come il sole e la luna che quando al tramonto si incontrano donano al cielo un arcobaleno di emozioni), veniva meno. Nascevano così manichini di animi svuotati, disequilibrati, senza più una metà..che non rendendosene conto avevano rifiutato la bellezza genuina delle diversità degli antipodi che si attraggono, per idolatrare una pacata inanimata linea piatta che donava loro un fittizio stato di tranquillità.