John Lennon

"La vita è quello che ci capita mentre siamo impegnati a fare altri progetti."

domenica 29 ottobre 2017

Nonostante le vertigini

Amo la nostalgia, la bella musica e i bicchieri di vino rosso. Odio non ricordare mai i titoli delle canzoni o dei film. Amo le emozioni che mi regalano. Amo il mio gatto, lo amo quando si addormenta con me sotto le coperte. Amo dargli piccoli baci sulla bocca e odio i peli che puntualmente restano poi nella mia, ma alla fine amo anche quelli. Odio il non saper scegliere, i momenti di empasse, le responsabilità, le menzogne. Adoro la fiducia, utopica dolce meta.
Amo il vento caldo sulla pelle, soprattutto amo quando mi scompiglia i capelli e accarezza il volto. A volte invece lo odio, lo odio soprattutto quando sono stanca. Anche questo odio, essere stanca.
Amo restare immobile in silenzio a fissare il vuoto, entrare per un momento in un universo tutto mio ed essere inondata da immagini e ricordi. Amo i ricordi. No, forse li odio. Odio non riuscire a ricordare. Amo gli accenti, i puntini di sospensione e i punti e virgola. A volte perfino i punti e a capo. Amo le fragole. Odio essere ignorante, eppure lo sono in così tanti ambiti. Odio ignorare. Invece amo la curiosità, il porsi domande, il guardare. Amo l'arte e la scienza. Odio quando ormai è troppo tempo che non mi pongo più delle domande. Amo il rosso e il giallo. Amo anche il nero. Amo guidare senza una meta. Amo i finestrini dei treni. Li amo anche quando sono sporchi e non permettono una giusta visuale. Amo osservare la gente, ma non ricordo mai i lori vestiti, forse a volte solo qualche accessorio. Lo sguardo, gli atteggiamenti, le smorfie, le posture, i respiri e i loro tempi morti, ricordo solo quelli. Amo i particolari. Odio la mediocrità, il qualunquismo e il sentito dire. Amo il mare e il suo rumore, ma non d'estate quando è invaso dai turisti, lo amo in solitario a tête-à-tête con me stessa. Odio la testa sott'acqua. La odio perché mi fa tanta paura. Odio quello che non dovrei odiare e non amo quello che invece dovrei.

Amo l'odore delle vecchie cucine di una volta, del caffè caldo la mattina, l'odore della pioggia, lo amo. Amo anche l'odore dei libri appena comprati, ma amo di più i libri usati, vissuti, ingialliti dal fumo della vita. Odio le festività e i regali dovuti e non voluti. Amo le sorprese. Amo le rughe, come tatuaggi del tempo passato, vissuto e non sognato. Amo gli ultimi piani degli edifici, nonostante le vertigini. Amo la terza classe, la purezza e l'ingenuità. Odio il menefreghismo e l'arroganza. Amo i focolari quelli di una volta, amo un cielo stellato, ma anche le nuvole. Odio il rumore assordante della città all'ora di punta. Odio gli uomini in vetrina nelle palestre. Amo i controsensi, la contraddizione. Odio i rimorsi, ma soprattutto i rimpianti. Le cose non dette, le odio. Odio non essere più in grado di pensare, di mettermi alla prova, di sfidarmi, di sentire. Odio i carrelli delle spesa, le code in superstrada sotto il sole di agosto, le lunghe file nel carcere delle idee. Amo però quando in queste situazioni provo a trarne vantaggio osservando noi poveri manichini alle prese con un palcoscenico troppo stretto, marionette con corde troppo corte per muoversi in libertà.
Amo le coincidenze, il susseguirsi degli eventi, il divenire illogico della logica. Le intuizioni, l'empatia, gli slanci emotivi, gli occhi illuminati sia dal sole che dalle idee e dalle emozioni, li amo. Amo aprire i libri e leggerne una frase slacciata dal contesto. Amo i numeri dispari. Odio l'indifferenza, la retta via, le pagine bianche. Odio la mancanza, l'assenza, quando la ragione prende il sopravvento sulla fantasia. Odio il rancore, la rabbia, la codardia, la paura. A volte odio me stessa.

mercoledì 25 ottobre 2017

Al di là dei pensieri

Scrivere, scrivere e ancora scrivere. Di me, di te, di noi. Di coloro che non riescono più a farlo. Scrivere perchè non vorresti fare altro che ruscirci, dopo tanto tempo, a far volare il pensiero. Farlo danzare al di sopra del corpo, come a creare l'immagine di un'aura al di fuori di te che dà colore, forza, calore. Riuscirci, finalmente, a dissociarti sul serio. Non come come ormai sei abituata a fare da anni. Vivere una vita. Viverne una e poi un'altra, poi altra ancora, a volte diverse, a volte così simili. Dire qualcosa. Poterlo dire. Poterlo urlare forte. Dirlo davvero. Con il cuore, e non solo con la voce. Avere qualcosa da dire. A chi? A chi eri o a chi sei? Non avere più altro da dire. Non riempirsi più. Solo svuotarsi lentamente di suoni e vibrazioni. Solo sussurare. Parlare a voce bassa. Senza estasi, senza energia. Ricordi. Tanti. Quasi fossero parte di un'altra me. Quasi non riconoscersi. E poi la memoria. Sempre pronta a trarti in inganno. Saranno essi reali? Oppure sono solo un'invenzione dei miei circuiti neuronali? Un'effimera illusione creata per attutire la verità. Confusione. Nebbia. Percorro una strada, molti lati all'ombra, irriconoscibili. Altri punti sotto il sole, cocente. Illuminati così violentemente da accecare lo sguardo. Altri punti tiepidi. Sono dei tiepidi ricordi. Le immagini si deformano pian piano, si uniscono insieme, subiscono una continua metamorfosi. Leggera metamorfosi. La cera. Leggermente, si scioglie. La candela non esiste più adesso. Esiste un qualcosa di nuovo. Ha assunto una nuova forma. Ormai non lo sai cosa è realmente successo e cosa invece è la tua mente ad averlo reso plausibilmente reale. Mattoni, cemento, a coprire la voragine.
Pensare, riuscirci una volta per tutte. A pensare sul serio. A guardare oltre. Al di sotto della pesante coltre che imbratta il tuo volto. Al di là dei pensieri. Pensare.
La verità esiste sul serio? E soprattutto è davvero così nobile come ritiene di essere?
Al di là dei pensieri. Ritornare a pensare.  

martedì 3 ottobre 2017

Riflessioni

Hai detto che in questa città non ci sono conflitti, non c'è odio, non c'è avidità. Il che è una cosa magnifica. Se ne avessi l'energia farei un bell'applauso. Me se non ci sono tutte queste brutte cose, significa che non c'è nemmeno il loro contrario. La gioia, la felicità, l'amore. Se c'è la delusione è perché c'è la speranza, se c'è la tristezza è perché c'è la sua controparte, la gioia. Non esiste da nessuna parte la felicità senza delusione. Questa è la natura di cui parlo io.

La fine del mondo e il paese delle meraviglie

Haruki Murakami