Amo la nostalgia, la bella musica e i
bicchieri di vino rosso. Odio non ricordare mai i titoli delle
canzoni o dei film. Amo le emozioni che mi regalano.
Amo il mio gatto, lo amo quando si addormenta con me sotto le
coperte. Amo dargli piccoli baci sulla bocca e odio i peli che
puntualmente restano poi nella mia, ma alla fine amo anche quelli.
Odio il non saper scegliere, i momenti di empasse, le responsabilità,
le menzogne. Adoro la fiducia, utopica dolce meta.
Amo il vento caldo sulla pelle,
soprattutto amo quando mi scompiglia i capelli e accarezza il volto.
A volte invece lo odio, lo odio soprattutto quando sono stanca. Anche
questo odio, essere stanca.
Amo restare immobile in silenzio a
fissare il vuoto, entrare per un momento in un universo tutto mio ed
essere inondata da immagini e ricordi. Amo i ricordi. No, forse li
odio. Odio non riuscire a ricordare. Amo gli accenti, i puntini di
sospensione e i punti e virgola. A volte perfino i punti e a capo. Amo
le fragole. Odio essere ignorante, eppure lo sono in così tanti
ambiti. Odio ignorare. Invece amo la curiosità, il porsi domande, il
guardare. Amo l'arte e la scienza. Odio quando ormai è troppo tempo
che non mi pongo più delle domande. Amo il rosso e il giallo. Amo
anche il nero. Amo guidare senza una meta. Amo i finestrini dei
treni. Li amo anche quando sono sporchi e non permettono una giusta
visuale. Amo osservare la gente, ma non ricordo mai i lori vestiti,
forse a volte solo qualche accessorio. Lo sguardo, gli atteggiamenti,
le smorfie, le posture, i respiri e i loro tempi morti, ricordo solo
quelli. Amo i particolari. Odio la mediocrità, il qualunquismo e il
sentito dire. Amo il mare e il suo rumore, ma non d'estate quando è
invaso dai turisti, lo amo in solitario a tête-à-tête con me
stessa. Odio la testa sott'acqua. La odio perché mi fa tanta paura.
Odio quello che non dovrei odiare e non amo quello che invece dovrei.
Amo l'odore delle vecchie cucine di una
volta, del caffè caldo la mattina, l'odore della pioggia, lo amo.
Amo anche l'odore dei libri appena comprati, ma amo di più i libri usati, vissuti, ingialliti dal fumo della vita. Odio le festività e
i regali dovuti e non voluti. Amo le sorprese. Amo le rughe, come tatuaggi del tempo
passato, vissuto e non sognato. Amo gli ultimi piani degli edifici,
nonostante le vertigini. Amo la terza classe, la purezza e
l'ingenuità. Odio il menefreghismo e l'arroganza. Amo i focolari
quelli di una volta, amo un cielo stellato, ma anche le nuvole. Odio
il rumore assordante della città all'ora di punta. Odio gli uomini
in vetrina nelle palestre. Amo i controsensi, la contraddizione. Odio
i rimorsi, ma soprattutto i rimpianti. Le cose non dette, le odio.
Odio non essere più in grado di pensare, di mettermi alla prova, di
sfidarmi, di sentire. Odio i carrelli delle spesa, le code in
superstrada sotto il sole di agosto, le lunghe file nel carcere delle
idee. Amo però quando in queste situazioni provo a trarne vantaggio
osservando noi poveri manichini alle prese con un palcoscenico troppo
stretto, marionette con corde troppo corte per muoversi in libertà.
Amo le coincidenze, il susseguirsi
degli eventi, il divenire illogico della logica. Le intuizioni, l'empatia, gli slanci
emotivi, gli occhi illuminati sia dal sole che dalle idee e dalle
emozioni, li amo. Amo aprire i libri e leggerne una frase slacciata
dal contesto. Amo i numeri dispari. Odio l'indifferenza, la retta
via, le pagine bianche. Odio la mancanza, l'assenza, quando la
ragione prende il sopravvento sulla fantasia. Odio il rancore, la
rabbia, la codardia, la paura. A volte odio me stessa.
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