John Lennon

"La vita è quello che ci capita mentre siamo impegnati a fare altri progetti."

giovedì 16 novembre 2017

Il ritmo circadiano delle ombre

Le ombre sono sempre presenti, non ci lasciano mai. Cambia solamente il loro quantitativo e qualitativo. Dalle ore di punta, a mezzogiorno, quando il sole picchia forte sulla testa e la luce possente permette di evidenziarne il netto contrasto con la figura reale umana lasciandogli veramente poco campo da gioco, alla loro lenta e costante metamorfosi che si va man mano a creare nelle ore che si avvicinano sempre più al crepuscolo o all'alba, quando assumono la loro massima ampiezza e risultano sfumate, quasi un susseguirsi naturale con il corpo, in divenire, senza confini precisi. Così che con il ridursi della quantità di luce sembrano quasi scomparire, come accade nella loro espressione massimale durante la notte. In assenza di luce sembrano non essere più presenti, sparire nel nulla. Ma un attento osservatore potrà certamente svelare il trucco dell'astuto prestigiatore. Essa certo non si riduce ma anzi si allarga, diventa onnipresente, uno sposalizio con l'oscurità. È ovunque, ma in nessun luogo riuscendo così a mimetizzarsi a tal punto da far perdere le sue tracce. Così che man mano che luce scompare è sempre più difficile essere consapevoli della sua presenza. Solo attraverso e grazie a una luce improvvisa puntata forte sul soggetto si potrà svelarne l'inganno, apprezzarne la  camaleontica facoltà.

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