La meraviglia davanti a me. La luce sembra quella di due settimane fa, di seicento kilometri passati. Il mare anche. Una lingua divide l'azzurro in due parti simmetriche.
A forza di guardare verso il cielo, verso quella palla che pian piano fluisce verso il basso la mia vista inizia a creare forme e immagini irreali che entrano prepotenti nel mio campo visivo. La lingua argentea nel frattempo si ritrare sempre più verso la sua tana, quasi che ogni impavido secondo che rincorre il successivo vada a rubarne un pezzo, sempre più velocemente, sempre più a volto scoperto. Un mattoncino in meno sulla piatta tavola azzurra proprio davanti a me. E la danza è così tenera, pura bellezza. Unica assoluta verità. Armonia dei sensi. Che ti accarezza partendo da dentro, delicatamente ti avvolge l'anima. Ti trattiene in una realtà al di là della realtà. Riscalda ogni tuo centimetro quadrato di pelle, di mucose, di cartilagini, di tessuti molli. Ti ubriaca di leggerezza, un'accidentale overdose di unicità assoluta. Di sensazione di immensità. Di forza. Di coraggio. Di vita. E non puoi che rimanere immobile, affascinata da questo spettacolo gratuito che solo la natura riesce a donare. E comprendi, quello che alla fine dentro di te hai sempre saputo, comprendi che tutto è fatto della stessa sostanza, delle stesse molecole, stessi atomi. Un filo invisibile ci unisce, ci lega l'un l'altro. Fragili appendici di uno stesso organo che vibra silenzioso in sottofondo. Corde diverse. Unica melodia. Stessa vita.
John Lennon
"La vita è quello che ci capita mentre siamo impegnati a fare altri progetti."
venerdì 22 dicembre 2017
giovedì 16 novembre 2017
Il ritmo circadiano delle ombre
Le ombre sono sempre presenti, non ci lasciano mai. Cambia solamente il loro quantitativo e qualitativo. Dalle ore di punta, a mezzogiorno, quando il sole picchia forte sulla testa e la luce possente permette di evidenziarne il netto contrasto con la figura reale umana lasciandogli veramente poco campo da gioco, alla loro lenta e costante metamorfosi che si va man mano a creare nelle ore che si avvicinano sempre più al crepuscolo o all'alba, quando assumono la loro massima ampiezza e risultano sfumate, quasi un susseguirsi naturale con il corpo, in divenire, senza confini precisi. Così che con il ridursi della quantità di luce sembrano quasi scomparire, come accade nella loro espressione massimale durante la notte. In assenza di luce sembrano non essere più presenti, sparire nel nulla. Ma un attento osservatore potrà certamente svelare il trucco dell'astuto prestigiatore. Essa certo non si riduce ma anzi si allarga, diventa onnipresente, uno sposalizio con l'oscurità. È ovunque, ma in nessun luogo riuscendo così a mimetizzarsi a tal punto da far perdere le sue tracce. Così che man mano che luce scompare è sempre più difficile essere consapevoli della sua presenza. Solo attraverso e grazie a una luce improvvisa puntata forte sul soggetto si potrà svelarne l'inganno, apprezzarne la camaleontica facoltà.
domenica 29 ottobre 2017
Nonostante le vertigini
Amo la nostalgia, la bella musica e i
bicchieri di vino rosso. Odio non ricordare mai i titoli delle
canzoni o dei film. Amo le emozioni che mi regalano.
Amo il mio gatto, lo amo quando si addormenta con me sotto le
coperte. Amo dargli piccoli baci sulla bocca e odio i peli che
puntualmente restano poi nella mia, ma alla fine amo anche quelli.
Odio il non saper scegliere, i momenti di empasse, le responsabilità,
le menzogne. Adoro la fiducia, utopica dolce meta.
Amo il vento caldo sulla pelle,
soprattutto amo quando mi scompiglia i capelli e accarezza il volto.
A volte invece lo odio, lo odio soprattutto quando sono stanca. Anche
questo odio, essere stanca.
Amo restare immobile in silenzio a
fissare il vuoto, entrare per un momento in un universo tutto mio ed
essere inondata da immagini e ricordi. Amo i ricordi. No, forse li
odio. Odio non riuscire a ricordare. Amo gli accenti, i puntini di
sospensione e i punti e virgola. A volte perfino i punti e a capo. Amo
le fragole. Odio essere ignorante, eppure lo sono in così tanti
ambiti. Odio ignorare. Invece amo la curiosità, il porsi domande, il
guardare. Amo l'arte e la scienza. Odio quando ormai è troppo tempo
che non mi pongo più delle domande. Amo il rosso e il giallo. Amo
anche il nero. Amo guidare senza una meta. Amo i finestrini dei
treni. Li amo anche quando sono sporchi e non permettono una giusta
visuale. Amo osservare la gente, ma non ricordo mai i lori vestiti,
forse a volte solo qualche accessorio. Lo sguardo, gli atteggiamenti,
le smorfie, le posture, i respiri e i loro tempi morti, ricordo solo
quelli. Amo i particolari. Odio la mediocrità, il qualunquismo e il
sentito dire. Amo il mare e il suo rumore, ma non d'estate quando è
invaso dai turisti, lo amo in solitario a tête-à-tête con me
stessa. Odio la testa sott'acqua. La odio perché mi fa tanta paura.
Odio quello che non dovrei odiare e non amo quello che invece dovrei.
Amo l'odore delle vecchie cucine di una
volta, del caffè caldo la mattina, l'odore della pioggia, lo amo.
Amo anche l'odore dei libri appena comprati, ma amo di più i libri usati, vissuti, ingialliti dal fumo della vita. Odio le festività e
i regali dovuti e non voluti. Amo le sorprese. Amo le rughe, come tatuaggi del tempo
passato, vissuto e non sognato. Amo gli ultimi piani degli edifici,
nonostante le vertigini. Amo la terza classe, la purezza e
l'ingenuità. Odio il menefreghismo e l'arroganza. Amo i focolari
quelli di una volta, amo un cielo stellato, ma anche le nuvole. Odio
il rumore assordante della città all'ora di punta. Odio gli uomini
in vetrina nelle palestre. Amo i controsensi, la contraddizione. Odio
i rimorsi, ma soprattutto i rimpianti. Le cose non dette, le odio.
Odio non essere più in grado di pensare, di mettermi alla prova, di
sfidarmi, di sentire. Odio i carrelli delle spesa, le code in
superstrada sotto il sole di agosto, le lunghe file nel carcere delle
idee. Amo però quando in queste situazioni provo a trarne vantaggio
osservando noi poveri manichini alle prese con un palcoscenico troppo
stretto, marionette con corde troppo corte per muoversi in libertà.
Amo le coincidenze, il susseguirsi
degli eventi, il divenire illogico della logica. Le intuizioni, l'empatia, gli slanci
emotivi, gli occhi illuminati sia dal sole che dalle idee e dalle
emozioni, li amo. Amo aprire i libri e leggerne una frase slacciata
dal contesto. Amo i numeri dispari. Odio l'indifferenza, la retta
via, le pagine bianche. Odio la mancanza, l'assenza, quando la
ragione prende il sopravvento sulla fantasia. Odio il rancore, la
rabbia, la codardia, la paura. A volte odio me stessa.
mercoledì 25 ottobre 2017
Al di là dei pensieri
Scrivere, scrivere e ancora scrivere.
Di me, di te, di noi. Di coloro che non riescono più a farlo.
Scrivere perchè non vorresti fare altro che ruscirci, dopo tanto
tempo, a far volare il pensiero. Farlo danzare al di sopra del corpo,
come a creare l'immagine di un'aura al di fuori di te che dà
colore, forza, calore. Riuscirci, finalmente, a dissociarti sul
serio. Non come come ormai sei abituata a fare da anni. Vivere una
vita. Viverne una e poi un'altra, poi altra ancora, a volte diverse,
a volte così simili. Dire qualcosa. Poterlo dire. Poterlo urlare
forte. Dirlo davvero. Con il cuore, e non solo con la voce. Avere
qualcosa da dire. A chi? A chi eri o a chi sei? Non avere più altro
da dire. Non riempirsi più. Solo svuotarsi lentamente di suoni e
vibrazioni. Solo sussurare. Parlare a voce bassa. Senza estasi, senza
energia. Ricordi. Tanti. Quasi fossero parte di un'altra me. Quasi
non riconoscersi. E poi la memoria. Sempre pronta a trarti in
inganno. Saranno essi reali? Oppure sono solo un'invenzione dei miei
circuiti neuronali? Un'effimera illusione creata per attutire la
verità. Confusione. Nebbia. Percorro una strada, molti lati
all'ombra, irriconoscibili. Altri punti sotto il sole, cocente.
Illuminati così violentemente da accecare lo sguardo. Altri punti
tiepidi. Sono dei tiepidi ricordi. Le immagini si deformano pian
piano, si uniscono insieme, subiscono una continua metamorfosi.
Leggera metamorfosi. La cera. Leggermente, si scioglie. La candela
non esiste più adesso. Esiste un qualcosa di nuovo. Ha assunto una
nuova forma. Ormai non lo sai cosa è realmente successo e cosa invece
è la tua mente ad averlo reso plausibilmente reale. Mattoni,
cemento, a coprire la voragine.
Pensare, riuscirci una volta per tutte.
A pensare sul serio. A guardare oltre. Al di sotto della pesante
coltre che imbratta il tuo volto. Al di là dei pensieri. Pensare.
La verità esiste sul serio? E
soprattutto è davvero così nobile come ritiene di essere?
Al di là dei pensieri. Ritornare a
pensare.
martedì 3 ottobre 2017
Riflessioni
Hai detto che in questa città non ci sono conflitti, non c'è odio, non c'è avidità. Il che è una cosa magnifica. Se ne avessi l'energia farei un bell'applauso. Me se non ci sono tutte queste brutte cose, significa che non c'è nemmeno il loro contrario. La gioia, la felicità, l'amore. Se c'è la delusione è perché c'è la speranza, se c'è la tristezza è perché c'è la sua controparte, la gioia. Non esiste da nessuna parte la felicità senza delusione. Questa è la natura di cui parlo io.
La fine del mondo e il paese delle meraviglie
Haruki Murakami
La fine del mondo e il paese delle meraviglie
Haruki Murakami
lunedì 5 giugno 2017
Cosa vuoi fare da grande?
"Cosa vuoi fare da grande?" Ingenuamente rispondevo: "Voglio scrivere un libro".
A quei tempi non conoscevo ancora le varie tipologie di scrittura, l'unica alla quale ero avvezza era l'inchiostro. Mi innamorai fin da subito dell'odore della carta, della magia delle parole, della consistenza così sottile ma così ricca che ogni pagina poteva avere. Amore a prima vista. Un amore profondo. Di quelli che non si scordano mai. Divoravo libri alla velocità della luce. I poveri malcapitati che mi passavano davanti, non avevano scampo, subito venivano fagocitati. Ogni autore accendeva in me pensieri diversi, riflessioni che esaltavano altrui sogni, suscitavano emozioni di colori vari, cavalcavano attraverso il mio inconscio facendo dei varchi sempre più ampi attraverso la realtà. La cosa che più mi affascinava era la capacità di alcuni autori di contenere così tanti diversi mondi in così poco spazio, in così poche pagine, in così poche righe. Universi paralleli sempre a portata di mano, ogni qual volta avessi voluto. Cosicché se una stessa pagina l'avessi letta alle sei del mattino essa mi avrebbe mostrato l'alba, mentre se l'avessi letta con l'arrivo del crepuscolo in me sarebbe sorto un tramonto.
Ma il tempo passa, l'infanzia fugge via veloce, la mente segue la sua strada, percorre sentieri a volte distanti da quelli immaginati , ad ogni incrocio svolti mentre la nebbia cala sempre di più nascondendo a ogni passo le tue origini. Non puoi voltarti, sarebbe inutile, infruttuoso.
Poi è arrivata lei, lei la fotografia e il suo scrivere in modo alternativo mi ha di nuovo innamorata. Mi ha risvegliata, mi ha riscaldato l'anima. Scrivere con luce. Solo a dirlo si sentono vibrare note di poesia nell'aria. Usare la luce anziché l'inchiostro per scrivere, per scrivere di me, per scrivere di voi, per scrivere del mondo. Filtrando attraverso le mie percezioni la realtà, fissarla su carta, mostrare a voi e verosimilmente a una futura altra me uno dei possibili mondi che potenzialmente esistono, oppure solo appaiono per un solo attimo, un attimo soltanto, dinanzi ai nostri occhi.
Beh ci siamo. I miei due più grandi amori si uniscono, si sposano, il prossimo 11 Giugno con la creazione del mio primo libro fotografico: Negativi di Attore.
sabato 25 marzo 2017
Fenomeni di rientro
... perchè infondo le mie sinapsi si comportano esattamente nella stessa maniera. Ripercorrono gli stessi circuiti viziosi, generando così continuamente fenomeni di rientro lungo esperienze e vissuti passati, aggrappandosi a emozioni, sensazioni, attimi, di continuo. Allora ipotizzo una possibile spiegazione. E immagino che magari la nostra piccola scatola che funge da hardware non fa distinzione tra emozioni positive o negative che siano, ma solo su emozioni forti o deboli. A lei non importa tanto il segno quanto l'ampiezza. Più ampie sono più restano impresse e più la penna con cui vengono scritte nella memoria risulta indelebile, con un tratto spesso e marcato. Perchè? Perchè solo così possiamo dire che siamo stati davvero vivi, solo così l'ecg non è piatto ma vitale, solo in questo modo è indice di potenziale e quindi di elettricità, di vita. Ma allora perchè ci aggrappiamo alle situazioni “ampiamente” difficili e non a quelle “ampiamente“ facili e serene? Forse perchè spesso in una situazione difficile una sensazione negativa va a braccetto con un'altra positiva, magari non esplicitamente espressa ma solo incosciamente consapevole. E quindi non esiste una negatività assoluta, come non esiste una positività totale, ma sempre un'unione delle due facce opposte e contrarie. Ma soprattutto in una situazione difficile c'è il confronto con se stessi, la battaglia con la vita, con le difficoltà, c'è l'intensa fragilità dell'essere, c'è il superamento delle proprie paure. La probabile vittoria nella possibile sconfitta. C'è la condizione umana originaria, c'è il nostro dna, c'è quello per cui siamo nati: la sopravvivenza della specie, il lottare per le proprie idee, il sensirsi forte davanti a delle sfide anche se difficili da superare. C'è la maschera che cade. C'è la nudità assoluta. C'è la molteplice possibilità. C'è il tempo che si ferma. C'è l'infinito. C'è la vita. E in primis c'è il nostro vero Io.
venerdì 17 marzo 2017
Risposte come domande o domande come risposte.
A volte le risposte alle domande giungono da terre lontane, paesi sconosciuti, impensabili praterie.
Arrivano d'un tratto senza nessun preavviso, con parvenze e abiti bizzarri, attraverso pellegrinaggi impropri, come indefiniti oracoli improvvisati e franchi.
Spesso mascherandosi sotto falsa risposta ad altra domanda o a volte perfino sotto finta spoglia di ulteriore domanda. Rispondendo a quesiti illogici e lontani dal presente. Con parole strane, volti nuovi, suoni discordanti.
Ti spiazzano, quando meno te lo aspetti.
Si scontrano con il qui e l'adesso, con il dove e il quando, con il perché e il può darsi. Ti trovano disarmato, senza corazza, fragile. Ti colpiscono il petto, lo stomaco, i visceri. Li costringono ben bene a riversare in circolo parole mai dette, forse solo sussurate allo specchio in qualche dimenticata notte di luna piena. E così la risposta arriva, quando la domanda magari era già sbiadita, ammuffita in quel piccolo millimetro quadrato dove il tempo l'aveva relegata.
Arrivano d'un tratto senza nessun preavviso, con parvenze e abiti bizzarri, attraverso pellegrinaggi impropri, come indefiniti oracoli improvvisati e franchi.
Spesso mascherandosi sotto falsa risposta ad altra domanda o a volte perfino sotto finta spoglia di ulteriore domanda. Rispondendo a quesiti illogici e lontani dal presente. Con parole strane, volti nuovi, suoni discordanti.
Ti spiazzano, quando meno te lo aspetti.
Si scontrano con il qui e l'adesso, con il dove e il quando, con il perché e il può darsi. Ti trovano disarmato, senza corazza, fragile. Ti colpiscono il petto, lo stomaco, i visceri. Li costringono ben bene a riversare in circolo parole mai dette, forse solo sussurate allo specchio in qualche dimenticata notte di luna piena. E così la risposta arriva, quando la domanda magari era già sbiadita, ammuffita in quel piccolo millimetro quadrato dove il tempo l'aveva relegata.
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