John Lennon
"La vita è quello che ci capita mentre siamo impegnati a fare altri progetti."
sabato 25 marzo 2017
Fenomeni di rientro
... perchè infondo le mie sinapsi si comportano esattamente nella stessa maniera. Ripercorrono gli stessi circuiti viziosi, generando così continuamente fenomeni di rientro lungo esperienze e vissuti passati, aggrappandosi a emozioni, sensazioni, attimi, di continuo. Allora ipotizzo una possibile spiegazione. E immagino che magari la nostra piccola scatola che funge da hardware non fa distinzione tra emozioni positive o negative che siano, ma solo su emozioni forti o deboli. A lei non importa tanto il segno quanto l'ampiezza. Più ampie sono più restano impresse e più la penna con cui vengono scritte nella memoria risulta indelebile, con un tratto spesso e marcato. Perchè? Perchè solo così possiamo dire che siamo stati davvero vivi, solo così l'ecg non è piatto ma vitale, solo in questo modo è indice di potenziale e quindi di elettricità, di vita. Ma allora perchè ci aggrappiamo alle situazioni “ampiamente” difficili e non a quelle “ampiamente“ facili e serene? Forse perchè spesso in una situazione difficile una sensazione negativa va a braccetto con un'altra positiva, magari non esplicitamente espressa ma solo incosciamente consapevole. E quindi non esiste una negatività assoluta, come non esiste una positività totale, ma sempre un'unione delle due facce opposte e contrarie. Ma soprattutto in una situazione difficile c'è il confronto con se stessi, la battaglia con la vita, con le difficoltà, c'è l'intensa fragilità dell'essere, c'è il superamento delle proprie paure. La probabile vittoria nella possibile sconfitta. C'è la condizione umana originaria, c'è il nostro dna, c'è quello per cui siamo nati: la sopravvivenza della specie, il lottare per le proprie idee, il sensirsi forte davanti a delle sfide anche se difficili da superare. C'è la maschera che cade. C'è la nudità assoluta. C'è la molteplice possibilità. C'è il tempo che si ferma. C'è l'infinito. C'è la vita. E in primis c'è il nostro vero Io.
venerdì 17 marzo 2017
Risposte come domande o domande come risposte.
A volte le risposte alle domande giungono da terre lontane, paesi sconosciuti, impensabili praterie.
Arrivano d'un tratto senza nessun preavviso, con parvenze e abiti bizzarri, attraverso pellegrinaggi impropri, come indefiniti oracoli improvvisati e franchi.
Spesso mascherandosi sotto falsa risposta ad altra domanda o a volte perfino sotto finta spoglia di ulteriore domanda. Rispondendo a quesiti illogici e lontani dal presente. Con parole strane, volti nuovi, suoni discordanti.
Ti spiazzano, quando meno te lo aspetti.
Si scontrano con il qui e l'adesso, con il dove e il quando, con il perché e il può darsi. Ti trovano disarmato, senza corazza, fragile. Ti colpiscono il petto, lo stomaco, i visceri. Li costringono ben bene a riversare in circolo parole mai dette, forse solo sussurate allo specchio in qualche dimenticata notte di luna piena. E così la risposta arriva, quando la domanda magari era già sbiadita, ammuffita in quel piccolo millimetro quadrato dove il tempo l'aveva relegata.
Arrivano d'un tratto senza nessun preavviso, con parvenze e abiti bizzarri, attraverso pellegrinaggi impropri, come indefiniti oracoli improvvisati e franchi.
Spesso mascherandosi sotto falsa risposta ad altra domanda o a volte perfino sotto finta spoglia di ulteriore domanda. Rispondendo a quesiti illogici e lontani dal presente. Con parole strane, volti nuovi, suoni discordanti.
Ti spiazzano, quando meno te lo aspetti.
Si scontrano con il qui e l'adesso, con il dove e il quando, con il perché e il può darsi. Ti trovano disarmato, senza corazza, fragile. Ti colpiscono il petto, lo stomaco, i visceri. Li costringono ben bene a riversare in circolo parole mai dette, forse solo sussurate allo specchio in qualche dimenticata notte di luna piena. E così la risposta arriva, quando la domanda magari era già sbiadita, ammuffita in quel piccolo millimetro quadrato dove il tempo l'aveva relegata.
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