Scrivere, scrivere e ancora scrivere.
Di me, di te, di noi. Di coloro che non riescono più a farlo.
Scrivere perchè non vorresti fare altro che ruscirci, dopo tanto
tempo, a far volare il pensiero. Farlo danzare al di sopra del corpo,
come a creare l'immagine di un'aura al di fuori di te che dà
colore, forza, calore. Riuscirci, finalmente, a dissociarti sul
serio. Non come come ormai sei abituata a fare da anni. Vivere una
vita. Viverne una e poi un'altra, poi altra ancora, a volte diverse,
a volte così simili. Dire qualcosa. Poterlo dire. Poterlo urlare
forte. Dirlo davvero. Con il cuore, e non solo con la voce. Avere
qualcosa da dire. A chi? A chi eri o a chi sei? Non avere più altro
da dire. Non riempirsi più. Solo svuotarsi lentamente di suoni e
vibrazioni. Solo sussurare. Parlare a voce bassa. Senza estasi, senza
energia. Ricordi. Tanti. Quasi fossero parte di un'altra me. Quasi
non riconoscersi. E poi la memoria. Sempre pronta a trarti in
inganno. Saranno essi reali? Oppure sono solo un'invenzione dei miei
circuiti neuronali? Un'effimera illusione creata per attutire la
verità. Confusione. Nebbia. Percorro una strada, molti lati
all'ombra, irriconoscibili. Altri punti sotto il sole, cocente.
Illuminati così violentemente da accecare lo sguardo. Altri punti
tiepidi. Sono dei tiepidi ricordi. Le immagini si deformano pian
piano, si uniscono insieme, subiscono una continua metamorfosi.
Leggera metamorfosi. La cera. Leggermente, si scioglie. La candela
non esiste più adesso. Esiste un qualcosa di nuovo. Ha assunto una
nuova forma. Ormai non lo sai cosa è realmente successo e cosa invece
è la tua mente ad averlo reso plausibilmente reale. Mattoni,
cemento, a coprire la voragine.
Pensare, riuscirci una volta per tutte.
A pensare sul serio. A guardare oltre. Al di sotto della pesante
coltre che imbratta il tuo volto. Al di là dei pensieri. Pensare.
La verità esiste sul serio? E
soprattutto è davvero così nobile come ritiene di essere?
Al di là dei pensieri. Ritornare a
pensare.
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