Ho sempre pensato che i sogni e la realtà fossero due binari distinti che corrono a ugual distanza l'uno accanto all'altro...paralleli tra di loro senza mai toccarsi...senza mai incrociarsi. Forse nei passaggi più stretti, nell'attraversare un passo di montagna o una stretta viuzza che si getta incombente sopra un ruscello che bagna una valle...beh forse - e sottolineo forse - soltanto là si sfiorano appena...permettendo al profumo che fuoriesce delicato da un treno di confondersi e mescolarsi con i vaporosi fumi grigiastri dell'altro.
Inconsciamente li associavo a due mondi paralleli che si sviluppano distinti, svolgendo trame di destini intricati e confusi come dei gomitoli di lana lungo una spiaggia di perlacei coralli. Erano entrambi presenti, ma l'uno non avrebbe mai potuto salutare l'altro. C'erano ambedue in ogni istante...e in ogni singolo momento tu appartenevi o all'uno o all'altro...e a volte senza che tu te ne accorgessi eri in entrambi. No, non si confondevano, solo si sovrapponevano. E ti rendevano stranamente completa e viva...poi con il proseguire dei giorni e delle ore, nel continuare a salire e a scendere quegli scalini per raggiungere la vetta tanto ambita...ecco sì, man mano che proseguivi...il tempo che passavi nel mondo dei sogni diminuiva. Tu non potevi farci niente per evitarlo...l'atmosfera intorno, la pioggia, i venti, le grandinate e i pochi spiragli di sole non ti permettevano di raggiungerlo facilmente come all'inizio...si allontanava sempre più..mentre il mondo della realtà incombeva soddisfatto sogghignando di nascosto...così che la vitale completezza e pienezza degli opposti, che insieme compongono l'equilibrio perfetto del cerchio (come il sole e la luna che quando al tramonto si incontrano donano al cielo un arcobaleno di emozioni), veniva meno. Nascevano così manichini di animi svuotati, disequilibrati, senza più una metà..che non rendendosene conto avevano rifiutato la bellezza genuina delle diversità degli antipodi che si attraggono, per idolatrare una pacata inanimata linea piatta che donava loro un fittizio stato di tranquillità.
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