John Lennon

"La vita è quello che ci capita mentre siamo impegnati a fare altri progetti."

martedì 24 gennaio 2012

Toccata e fuga in Re minore

Fuoriusciva adesso languida e silenziosa, senza nessuna pretesa di esauriente vittoria, senza nessuna immagine appariscente e egocentrica, immersa nel suo caldo trionfo, agli arbori di una mattina di inizi settembre. 
Emergeva sottile e timida, quasi umida. Indifesa. Caparbia nei visceri. Testarda nelle membra. Abbronzata nelle vene. Quasi preannunciava in sé le vesti di un nemico temibile per chiunque si fosse da oggi ritrovato - o per diletto o per fortuito caso - dinanzi ad essa.
Danzava nell'etere una sottile melodia di Bach... che trasportava, strisciando, sacchi di pietre incidendo sentieri dismessi, attraversando colline e praterie. Sfidando corridoi mai percorsi che si aggettavano su aride vallate, ormai vedove da anni, rammendando la loro giovinezza su di una pellicola bicromatica spolverata dai ricordi.
Più in alto si allargava lo sguardo, un qualsiasi osservatore poteva così assaporare deliziosi paesaggi cangianti, moltitudini alberate, insetti volanti, dorati campi decorati da mature foglie, a tratti infrante.
Avrebbe così ella creduto d'esser stata sottoposta a trapianto di retina? Il bulbo ora sembrava più ampio, profumato, agghindato, perspicacie; il campo visivo: nuovo. Ogni immagine dinanzi a sé sembrava impersonificare un nuovo personaggio, recitare un innovativo copione, condurre a un prorompente finale..per giunta direi: inaspettato.
Eccola lei...tiepidamente, lentamente saliva... smuoveva leggiadra il capo, si dimenava ansimando appena, quasi grugniva bagnando lievemente le labbra. 
Era giunto il momento così poco sperato della sua risalita. 
In seguito al passaggio dal tempo dei sentimenti a quello della ragione si era ritrovata spalmata in malo modo negli abissi più illegittimi e comuni della realtà umana, nei fondali più profondi, nella vicinanza di buchi neri che l'avevano condotta in universi paralleli senza chiedere alla sua anima il permesso.
L'avevano spogliata, denudata, privata della sua indipendenza, del furore dei suoi sogni.. per così gettarla, scartavetrata e senza istruzioni, nella corrente di un fiume già da lungo tempo in piena.
Si era così scaltramente e lentamente, quasi senza avvertirla, irta in lei una nuova figura..trasfigurata, mutata che aderiva perfettamente ad ogni suo contorno, ad ogni suo più oscuro angolo, e che srotolava impeccabilmente il concreto nastro su ogni suo spigolo più ottuso: copriva i suoi sguardi, mascherava il suo volto creandone uno Nuovo, scioglieva nodi distratti che si impigliavano lungo scogli alla deriva dei sensi.. - Scogli: quasi volessero ingenuamente urlarle contro "Attenta!", quasi volessero smuoverle venti che sibilanti potessero avvertirla sul misfatto del Reale. Reale che pian piano si stava inserendo in lei, impadronendosene nelle interiora. -
Un veleno a piccole dosi ormai la nutriva, quotidianamente senza possibilità di rigurgiti..si infiltrava in lei, drogandola di false emozioni e convinzioni. Fuoriusciva cautamente dalle narici solo a lavoro già compiuto. Evadevano solo le ceneri dalla prigionia.
Potete adesso voi immaginare come sia stata difficile la sua risalita? Quanto ardua sia stata l'impresa? 
Completamente sommersa e seppellita nei cimiteri della suddetta vita..aveva dovuto armarsi di illusioni, allucinazioni, speranze per cercare di riemergere. Per tentare un'ultima battaglia contro il sopravvivere. Cercando di trovare un senso compiuto e ragionevole alla sua rivolta interiore senza da altri essere presa per folle. 
"Ma come poter esser stati così illusi?" Esclamereste voi tutti di fronte ai titoli di coda.
In un mondo dove la Regina Madre era ormai divenuta l' Astuzia. In un luogo dove ormai a governare non c'era che il signor Potere e il suo compagno Denaro. Dove l'ipocrisia e il menefreghismo erano le parole vincenti mascherate sotto le finte spoglie di ordine e rigore..dove l''Ignoranza era l'ambizione della maggioranza.. come poter pretendere di vincere? Come illudersi di potervi competere?
Ma nell'ingenuità del libero pensiero, nella fitta nebbia che accompagna le notti più angosciose, nell'immensa scogliera che lambisce i mari più tumultuosi, nelle alte e basse maree dei ricordi più intimi, nelle partenze e nei ritorni dell'uomo coraggioso e impetuoso d'animo, in chi ancora non ha smesso di credere e vedere... cosa può far scattare la molla?  La speranza e l'amore.
Amore per il proprio popolo..divenuto ormai gregge. Amore per la verità. Amore per la giustizia.
Speranza in un cambio di rotta, in una variazione di prospettiva, in una resurrezione di sogni.


Fu così che Vittoria iniziò a Vivere in una giornata qualunque, davanti al portone della casa che in quel preciso istante decise di abbandonare, mentre in mano teneva il mazzo di chiavi che le permettevano di entrare e uscire tutte le volte che desiderava dal suo rifugio. Mentre si accingeva a fare quello che tutte le mattine era ormai abituata a fare: andare a regalare il suo tempo, i granelli della clessidra che teneva in mano..uno in meno ogni secondo che passava davanti a suoi occhi. Senza ragione, senza un perché. Eppure tutti intorno a lei, lei inclusa, lo avevano sempre ritenuto la cosa migliore da fare: la cosa giusta, senza mai soffermarsi troppo sul perché. Rigore e logica rimbombava nei meandri della sua coscienza.
Imprigionata fin da piccola in una grigia bolla di sapone, continuava a sguazzarvi dentro, con andamento alternato e vario: a volte correndo, a volte camminando, altre addirittura strisciando. Consapevole della spilla da balia che teneva nella tasca dei pantaloni seppur non avendo il coraggio di gettarla, neppure aveva la forza di usarla..non assecondando così le richieste delle pallide e inferme voci provenienti dal centro del suo universo
La suddetta bolla, mai perforata nei lunghi anni trascorsi, in quel preciso istante scoppiò. 
Esplose, tutta di un botto.
"Toccata e fuga in re minore" aleggiava nell'aria. 
Presagio?





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